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Uno degli aspetti più importanti nella preparazione dei file di stampa è la scelta del corretto spazio colore. In generale si distingue tra RGB e CMYK: ma perché non è possibile stampare direttamente in modalità RGB? Scopri qui la risposta!
Lo spazio colore RGB per le immagini digitali
RGB è l’acronimo di Red, Green e Blue (rosso, verde e blu), i tre colori primari della luce che compongono questo spazio colore. Variando l’intensità di ciascuna componente si possono ottenere fino a 16,8 milioni di tonalità diverse. Essendo i colori fondamentali della luce, l’RGB è alla base di tutte le rappresentazioni digitali: ogni immagine visualizzata su uno schermo – dal monitor del computer allo smartphone, fino alle foto scattate con una fotocamera digitale – utilizza questo spazio colore. Si tratta di un modello additivo: i colori non derivano da pigmenti ma dalla combinazione della luce. Più luce viene aggiunta, più l’immagine appare chiara. Quando rosso, verde e blu sono al 100%, il risultato finale è bianco.
Lo spazio colore CMYK per la stampa
A differenza dell’RGB, il CMYK si basa su un modello sottrattivo. È composto da quattro colori: Ciano, Magenta, Giallo (Yellow) e il cosiddetto Key Colour, cioè il nero. Questi inchiostri vengono stampati (in genere) su un fondo bianco. Nel modello sottrattivo vale la regola opposta rispetto all’RGB: più colore viene applicato, più scura risulta l’immagine. La presenza del nero è fondamentale, perché al 100% di Ciano, Magenta e Giallo non si ottiene un nero profondo, ma soltanto un marrone molto scuro. Il CMYK è lo standard utilizzato nella stampa offset – la stessa tecnologia dei comuni stampanti domestiche – ed è naturalmente il sistema di riferimento anche nella stampa online. Le quattro tinte vengono applicate in sequenza sul foglio e, grazie alle diverse combinazioni, danno vita a un’ampia gamma cromatica. In teoria, nello spazio colore CMYK si potrebbero generare oltre 4 miliardi di colori, ma sia sullo schermo sia in fase di stampa il numero effettivo è molto inferiore. Di fatto, il gamut del CMYK è più ridotto rispetto a quello dell’RGB.
Convertire da RGB a CMYK per la stampa
Ed è proprio qui che nasce la sfida nella preparazione dei file di stampa: foto, immagini ed elementi grafici sono quasi sempre in RGB e devono essere convertiti in CMYK per poter essere stampati. Poiché non tutti i colori possono essere riprodotti in maniera identica, durante la conversione possono verificarsi variazioni cromatiche. Per evitare sorprese, è sempre consigliato lavorare direttamente in CMYK:
- imposta il file di stampa nel programma di layout già in spazio colore CMYK,
- assicurati che le immagini vengano convertite in fase di esportazione.
In alternativa, puoi trasformare le immagini prima in un programma di fotoritocco, ma in questo caso si rischia di perdere ulteriori informazioni cromatiche e di aggiungere un passaggio inutile, soprattutto se i contenuti fotografici sono numerosi.
Per la stampa online con FLYERALARM, il profilo di riferimento è ISO Coated V2.
Se vuoi avere un’anteprima realistica di come appariranno i tuoi file dopo la stampa, imposta la funzione di proof colore nel programma di layout. Ricorda però che una resa davvero attendibile si ottiene solo con un monitor calibrato e certificato per la fedeltà cromatica.
Guide utili
In generale è consigliabile convertire le immagini da RGB a CMYK direttamente in Photoshop: in questo modo avrai il pieno controllo su eventuali variazioni cromatiche.
Scopri come fare passo dopo passo nel nostro tutorial: Convertire le immagini in un altro metodo di colore: da RGB a CMYK